LIBRI RECENSIONI

LA RAGAZZA DAI CAPELLI STRANI di David Foster Wallace – recensione –

30 Agosto 2020

Mentre leggi David Foster Wallace non capisci subito cosa ti sta succedendo. Ci vorrà un po’ di tempo dopo aver chiuso il libro per rassegnare e riordinare le conclusioni dell’esperienza fatta leggendolo. L’unica sensazione che ti pervade subito, è di avere a che fare con un genio. Un fottuto genio.

A tratti irriverente, ad altri iperbolico. Lui gioca con la scrittura e ci si identifica, portandoti dentro ai suoi racconti con un metodo ipnotico.  A volte, ti rendi conto che quello che stai leggendo è davvero troppo e che forse non riesci neppure a comprenderlo però continui, continui a girare pagina in una spirale di curiosità e piacere che non ti spieghi. Te lo godi e basta.  Perché anche solo il concatenarsi delle frasi di DFW ti fa stare bene e ti connette con una dimensione che scavalca l’ovvio nel parlare del reale.

Perché quando David Foster Wallace scrive, scrive di qualcosa che tutti noi conosciamo, ma il suo punto di vista è più che accattivante, è irresistibile. Lo devi ascoltare, lo devi seguire. DFW, in alcuni passaggi, come in alcuni racconti di questo libro, sfida la capacità di “saper leggere” del lettore, di tenere duro; e non perché la sua sia una scrittura difficile, inaccessibile. In effetti, DFW passa per essere uno scrittore “complesso” , e in un certo qual modo lo è. Per i lunghi voli pindarici, per le riflessioni talvolta portate all’ossessione nell’approfondimento, ma è anche portatore di una letteratura chiara, comprensibile, certamente non scontata né banale, né semplicistica, ma comunque tutto fuorché incomprensibile a chi legge. Tutta la sua passione e cura nella scelta delle parole, l’ utilizzo sempre ricercato per ottenere il massimo risultato di comprensione, sembra rivelare proprio il desiderio di comunicazione dello scrittore. Se dunque lo si vuole definire difficile è anche perché non si usa il termine corretto di “duro”, “vero”, “senza filtri”, senza pietà letteraria. Lo stile di DFW riflette la scelta di non edulcorare la pillola, il messaggio delle cose che scrive rimane tale anche quando è sgradevole. La sua cifra è proprio la consapevolezza della complessità della vita e il dovere che avverte di rifletterla nelle tematiche affrontate. David Foster Wallace non accetta di mentire ai propri lettori, descrivendo loro una società pulita, senza difficoltà, non incrinata dai problemi e dalle difficoltà della quotidianità e delle regole del consumo moderne (da noi si direbbe, una società da Mulino Bianco, che poi in generale racchiude il concetto della finzione pubblicitaria nella quale il mondo moderno anela a rivedersi). Nei suoi libri, i problemi reali non scompaiono. Ci sono e sono analizzati per capire cosa comportano e quali sono gli antidoti per resistervi. DFW non ha mai accettato l’ipocrisia imperante nel mondo moderno di vivere una vita e descriverla in letteratura per come non è realmente. Per questo, forse, adoro DFW, perché lo sento vicino e, come lui, rifuggo l’ipocrisia e l’incapacità di affrontare la durezza della vita con un atteggiamento analitico, maturo, seppur umano e non privo di emozioni grezze. Insomma, leggere DFW significa entrare nel mondo struccati. Vederlo e farsi vedere per come si è. Scriverne è suo compito. Comprendere fino in fondo cosa vuole dire è un tuo problema. Sembra quasi che talvolta il lettore sia sfidato da Wallace, ma sempre nell’ottica di un percorso che poi lo porterà al piacere della lettura fatta. DFW secondo me, è tutto qui, in questo gioco delle parti. Se lo capisci sei con lui, se non lo capisci sei tra quelli di cui lui scrive. In una specie di spartiacque ideale che te lo fa amare o odiare. E, in effetti, o lo ami o lo odi: accade subito.

La locandina del film The end of the tour. Un viaggio con David Foster Wallace. La vera storia dell’incontro tra il giornalista David Lipsky e lo scrittore David Foster Wallace.

Se siete deboli di apertura mentale, questo libro non fa per voi. Se siete dei moralisti, questo libro non fa per voi. Se siete di quelli che vogliono leggere per distrarsi e non pensare agli altri e a ciò che li distingue da voi, questo libro non fa per voi. Se invece siete cervelli curiosi, menti fervide, se siete interessati a capire la società e l’altro da séi, se siete esseri di immaginazione avida allora aprite questo libro e viaggiate. Viaggiate nei mondi e nelle anime descritte da DFW in modo sublime. Scarno. Cattivo (se serve). Tutto, fuorché patinato, perché neppure quando descrive ciò che scuote l’animo umano nel profondo: paure, passioni, sofferenze, amore, debolezze e fragilità, malgrado lo faccia in modo sublime ed empatico, riesce a essere stucchevole. Del resto, la realtà non lo è mai.

Se non avete timore a leggere di quanto può essere crudele il destino o vigliacca la paura. O quanto la vita può essere difficile per una ragazzina omosessuale che ha deciso di parlare con la madre e smetterla di nascondersi, nonostante faccia parte del rutilante mondo della televisione con ascolti da capogiro, leggete questo libro e lasciatevelo spiegare da DFW come nessun altro avrebbe saputo far meglio. Con un mix di fantasia, condivisione, lucidità, delicatezza e distacco, tutte caratteristiche che, insieme, rendono questo libro un concentrato fantastico di umanità allo stato puro, avulsa da giudizio e senso del pudore. Straordinario.

DFW affronta sempre temi a lui cari, è vero, li sviscera, li scompone e li porge in lettura e analisi, anche inquietante, pure in questi racconti, nei quali c’è così tanto tra le parole, a volte tantissime di Wallace, che è riduttivo da classificare.  Dividere in categorie i temi che tratta lo scrittore è tutto sommato sbagliato, è più corretto dire che abbia tematiche ricorrenti, quelle di cui soffre la vita quotidiana, perché la vita e la realtà sono, sì, uniche e sfaccettate, ma una cosa implica l’altra; il che è, in generale, l’essere uomo, parte di una società. Perché David Foster Wallace, parla all’uomo dell’uomo, e gli dice come è senza fargli sconti; senza ipocrisia, né ironia, per quello c’è già la televisione. Ma nel suo eclettismo letterario, DFW finisce anche per essere poetico e così alcune descrizioni si fanno largo tra le righe, destabilizzanti:

vestito di seta dai colori silenziosi che toglievano enfasi

mentre descrive il vestito dei Lady Bird (la moglie del protagonista del racconto Lyndon, o quando descrive lo scenario che fa da cornice all’incontro tra le due ragazze che si innamorano nel racconto Piccoli animali senza espressione,

il Pacifico di prima mattina è lilla.

Tutte immagini dalla straordinaria forza poetica.

La copertina di una delle precedenti edizioni sempre Minimum Fax

La ragazza dai capelli strani è a tratti crudo, a tratti delicato. E un’altra maestria di Foster Wallace, in questo libro, è quella di aver adattato il tono della scrittura, lo stile, il linguaggio al tema trattato in ciascun racconto, creandolo, se necessario, in quel misto di linguaggio tradizionale, dialetto e neologismi che ci ha lasciato la sua scrittura, come prova definitiva della sua immensa capacità di Autore e della sua ossessione di trovare la parola esatta che possa far arrivare il suo concetto, senza dubbi, dritto al lettore. Quella parola, non un’altra, perché non sarebbe lo stesso, depotenzierebbe il messaggio. Dicevo che gli stili dei racconti cambiano in continuazione in questo libro; sembrano 9 scrittori diversi in un unica penna. Qualcosa di meraviglioso (come il racconto che dà il nome alla raccolta, a dir poco psichedelico, punk, un elogio all’apparenza che inganna, dove l’unico classificabile come «normale» in realtà lo è meno di tutti, è totalmente diverso da Una parte e dall’altra, scritto quasi in modo classico come fraseggio, ma anche qui con una struttura a tre voci, di cui una fuori campo, e alcuni salti temporali nei quali si evidenzia la grande capacità di Foster Wallace).

In alcuni passaggi, soprattutto nei racconti verso la fine (La mia apparizione, Dire mai, E’ tutto verde), ti capita di chiederti se stai ancora leggendo il libro dello stesso Autore che hai iniziato qualche racconto prima, per quanto è diverso il modo di scrivere di Wallace.  Si comprende bene che quando fu pubblicata questa raccolta di racconti, fu riconosciuto subito il suo talento smisurato che avrebbe stravolto i canoni della  letteratura americana. La sua capacità di dire qualcosa di più e come mai prima di allora. Come poi è accaduto.

Quando arrivi alla fine, avverti finalmente la sensazione di aver compiuto un viaggio impegnativo. E sei ancora talmente avvinghiato ai tanti mondi e alle tante coscienze che ti ha descritto Foster Wallace, sei così perso ancora tra le pagine, che è possente la sensazione d’essere stata via molto tempo durante la sua lettura, anche se sei riuscita a leggerlo in poco tempo.

La ragazza dai capelli strani è un libro deflagrante, dalla potenza immaginifica e realista al tempo stesso. Sebbene le due cose siano opposte, in lui ( o meglio nella sua scrittura) si compongono a formare un tutt’uno, che è poi la straordinarietà wallaciana, ciò che lo rende unico al mondo. Potenza realista, perché ciò che descrive è tagliente e vero. Potenza immaginifica, per come lo fa. La capacità unica di descrivere la realtà con parole che assumono la duplice, contemporanea, funzione di raccontarla in modo minuzioso e fedele, e di farla immaginare. Forse proprio per le virate stilistiche o perché in alcuni passaggi (soprattutto nel racconto Per fortuna il Funzionario Commerciale sapeva fare il massaggio cardiaco, periodi lunghi quasi una pagina per sole 10 pagine!!), si intravede il DFW di Infinite Jest, il massiccio capolavoro dell’Autore che lo ha consacrato alla fama letteraria. Lo si scorge nel periodare lungo, articolato ed estremamente personalizzato. Nella punteggiatura. Nella stesura torrenziale di alcune descrizioni, come pure nei salti da un tema a un altro senza soluzione di continuità, legando i concetti e le descrizioni minuziose e fantasiosissime, solo con una punteggiatura usata in modo personale e (talvolta) spregiudicato. Larry McCaffery ha definito Girl with Curious Hair uno dei libri più esplicitamente Avant Pop della nuova letteratura americana. Perché è così, La ragazza di capelli strani è un capolavoro incredibile.

Insomma, questo libro è un’esperienza di lettura. È un viaggio diverso dal solito, un on the road tra le pagine. Durante il quale non intuisci subito dove arriverai, ma neppure dopo aver iniziato la lettura riesci a capirlo. Farai fermate dove meno te lo aspetti per tornare sui tuoi passi e capire se hai preso la strada giusta oppure ti bloccherai esanime per la fatica del percorso. Di sicuro, non avrai mai la voglia di abbandonare il viaggio per recarti altrove. E arriverai fino in fondo. Perché l’incontro con David Foster Wallace è sempre in grado di trattenerti tra le infinite suggestioni e riflessioni sugli aspetti più reconditi dell’animo umano e della società.

Voglio concludere con un passo che ho amato particolarmente, nel racconto Dire mai, che regala la meraviglia della scrittura di David Foster Wallace, scrittore magnifico che domina la parola in modo assoluto e la plasma alla realtà:

Ragazza sapor di cannella. Ragazza sul tipo sudamericano, labbra piene, pelle caramellata, capelli color del brandy. Questo tipo: una ragazza dal colore della luce sporca, con gli occhi di un bianco ben bollito e i capelli come liquore, scintillanti e fumosi; seni appuntiti con precisione che danzano quando tira in dentro il petto, quando tira in dentro il petto e una mano sventola preoccupata davanti allo sterno per le risate. Che sono costanti. Si tratta di una ragazza allegra.

Non la vedete anche voi? A me sembra già di conoscerla.

Magistrale e degno di nota è il lavoro di traduzione fatto da Martina Testa per l’edizione Minimum Fax, che fu la prima traduzione del libro, uscito nel 2003. Ho avuto la fortuna di intervistarla, persona disponibile e tra le più brave traduttrici che abbiamo, e autrice anche di traduzioni di altri giganti della letteratura americana come Kurt Vonnegut, di altri libri di Foster Wallace e anglosassone come Colson Whitehead, vincitore del Premio Pulitzer con La ferrovia sotterranea.

Lo scorso ottobre in occasione della presentazione del libro di Emiliano Ventura, “David Foster Wallace, La Cometa che passa rasoterra“, gentilmente, si è lasciata fare delle domande dalla sottoscritta sul suo rapporto professionale e amicale con Wallace e sulla sua esperienza di traduzione dello scrittore. E’ stata un’esperienza molto esaltante, avere di fronte colei che ha saputo dare corpo alle parole, all’accuratezza e al grande estro di David Foster Wallace, con la stessa passione, cura e immedesimazione dell’autore e soprattutto sentirla parlare di lui come uomo. Potete trovare il testo dell’intervista qui.

TITOLO: La Ragazza dai capelli strani, AUTORE: David Foster Wallace, EDITORE: Minimum Fax, PAGG.: 302, PREZZO: 12,80 €, TRADUZIONE: Martina Testa, acquistabile sul sito della casa editrice, o su IBS.

Proprio l’edizione tradotta d Martina Testa è diventata un audiolibro a marzo 2020 grazie alla Emons Edizioni. Potete trovarlo qui, sul sito dell’editore.

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