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DUE VITE, di Emanuele Trevi. L’omaggio di una penna raffinata a due scrittori italiani e due amici da non dimenticare

3 Maggio 2021

Nella rassegna di lettura dei dodici candidati al Premio Strega 2021, è stata la volta di Emanuele Trevi con DUE VITE. Vi dico subito, che ho trovato il mio Premio Strega (assieme a Splendi come vita di Maria Grazia Calandrone). Quindi, sì, mi è piaciuto non poco.
Finita la lettura sono dell’idea che chiunque voglia imparare a scrivere dovrebbe leggere Trevi. Per imparare come si usano le immagini, per descrivere concetti e l’uso dei simboli in letteratura. Detto ciò, vi dico cosa in particolare mi rimarrà di questo libro.
Da ogni singola pagina di Due vite, romanzo dedicato al ricordo di due scrittori, Pia Pera e Rocco Carbone, e omaggio alla loro amicizia con l’autore, Trevi raggiunge il lettore con la sua visione esistenziale, attraverso uno stile elegante, asciutto ma non ruvido, affettuoso, ma non retorico, poetico, ma non lascivo, oltremodo maturo, autentico, delicato eppure marcato.


Leggere Trevi mi ha riportata al motivo per cui amo leggere. Non solo appassionarmi a una storia, ma anche conoscerne a fondo i personaggi nonché scoprire altra letteratura. Le numerose citazioni, non solo dei libri scritti dai protagonisti, ma anche di altre letture (di cui vi è generosa bibliografia in fondo al libro) mi ha fatto scrivere una lista già lunga e mi ha fatto capire quanto una storia ne possa intersecare altre in un circolo virtuoso senza fine; perché le storie, come le vite si implicano, più o meno casualmente. Le citazioni letterarie contenute in queso libro mi hanno riportata a un’abitudine tipica della letteratura italiana che sembra essersi perduta. Il porsi e porre i personaggi nel solco di scrittori e stili precedenti che nulla toglie e tanto aggiunge all’originalità di uno scrittore e al suo stile personale.
Complice l’ambientazione, la Monteverde in cui vivo, il quartiere più bohémienne e culturale di Roma, che tra gli anni 60 e 80 è stata cenacolo e luogo di incontro di innumerevoli artisti che vi hanno abitato, mi sono immedesimata ancor di più nel racconto e ho sentito vivide le sensazioni e le descrizioni, già perfette, di Trevi.
Non è facile parlare di un libro che intride così tanto l’emozione, la sfera interiore, perché ti lascia e ti prende qualcosa, in uno scambio che è crescita, arricchimento.
Con Due vite mi è capitato così. Sono stata giorni a pensare come descriverlo al meglio possibile, come poter trasmettere tutto ciò che il libro stesso trasmette a chi lo legge, ma mi sono resa conto che nel caso di Emanuele Trevi questo è quasi impossibile da fare. Perché le parole migliori le ha già scelte lui, e così pure le immagini, le atmosfere e non rimane che consigliare di aprire il suo libro e farsi accompagnare da lui, con leggerezza, anche nelle tematiche più difficili a cui accenna nel libro come una costante che permea le due storie raccontate, malattia e morte in tutta la loro consistenza esistenziale per i protagonisti, ma nelle quali non indugia; una delle più grandi doti di Trevi è proprio saper evocare. Lo stesso Trevi dice, con una frase stringata del libro, una verità ineludibile quanto disarmante:

Più la parola è semplice e confidenziale più è efficace.


Due vite è un grande saggio sulla bellezza delle relazioni umane, nei loro momenti più alti, ma anche nelle loro cadute. Gli alti e bassi di un’amicizia, e il tributo postumo che restituisce agli amici tutto il valore che si è dato loro nei momenti in cui ci si è allontanati.


Questo breve, ma intensissimo, libro parla di scrittura e amicizia, le eleva a paradigma vitale.

A innumerevoli esseri umani è dato questo destino, di ottenere molta più felicità dall’amicizia che dall’amore


Un grande lavoro di immedesimazione nella sensibilità femminile di Pia che non affatica Trevi nel compierlo e si vede dalla naturalezza con cui lo porge al lettore, tanta è la sensibilità dimostrata. Un libro fortemente empatico; una voce maschile dall’intonazione femminile
Mi è piaciuta anche l’atmosfera che porta il lettore quasi a sbirciare tra i rapporti di un gruppo di scrittori, cui spesso accenna Trevi; l’idea di una cerchia di intellettuali che in alcuni casi permette di risalire anche ai primi passi letterari di autori ormai affermati. È così “familiare” il tono di Trevi in quei momenti che non esclude il lettore, lo fa partecipe e soprattutto fa conoscere a noi, che come generazione quei momenti non abbiamo vissuto, un’epoca intellettuale, che si è persa in larga parte.. Quando ancora tutto era composto e non scomposto, frammentato dalla Rete e dalla supremazia dei media.
Non è la prima volta che Trevi scrive un romanzo parlando di personaggi noti, e a sé vicini e sullo sfondo una Roma che ormai fa parte di un immaginario, anche questo, che non esiste più. In Sogni e favole, 2019, Ponte alle Grazie, parla di Arturo Patten, Cesare Garboli e Amelia Rosselli e, per me primo fra tutti per l’amore che nutro per Pier Paolo Pasolini, è il meraviglioso Qualcosa di scritto (2012, Ponte alle Grazie), in cui Trevi ragiona sull’esistenza, sulla letteratura e sulle persone, raccontando “di Laura Betti, Pasolini, Petrolio, e di molto altro. Qualcosa di scritto non è un romanzo, è un mondo. Anzi, un modo di stare al mondo”, come dice Francesco Piccolo. Noto che ogni scrittore verso il quale provo un’attrazione viscerale è legato, in qualche modo, a PPP e questo ha un non so che di alchemico, di imponderabile.

Proprio l’imponderabile e la domanda che ne ha l’uomo, è tra i passaggi che ho amato di più di questo libro. Quelli in cui si scorge l’humus filosofico in cui è cresciuto l’autore, figlio di psicanalista junghiano. Sono innumerevoli i passi, soprattutto quando si parla della scomparsa dell’amico Rocco, che rivelano le sue riflessioni esistenziali e sono perfettamente amalgamate, non rimangono un corpo estraneo, sono di rara bellezza e umanità.

Forse è proprio in quei passaggi, dove il racconto dell’esistenza dei due protagonisti e amici assurge a paradigma universale, stimolo di riflessione e approfondimento su ciò che è la vita, che il libro raggiunge il fulcro della sua bellezza. In quei passaggi si compone il tutto, in quei tratti dove fanno capolino riflessioni che potrebbero sembrare troppo intime per parlare ad un estraneo, il lettore, senza essere capito fino in fondo, sono invece i passi in cui maggiore è la condivisione. Quel percorso dal particolare all’universale che è il motivo di attrazione tra uomo e lettura e ontologia della letteratura, che è ciò che cerchiamo in ogni testo preso in mano e letto con avidità. Che attraverso gli altri, le loro storie, quel libro ci parli di noi e della nostra storia.

Accade così che Trevi trasformi eventi biografici in pagine di estatica letteratura. Pagine di scrittura pura, quieta, cristallina, nella sua profondissima semplicità, non banalità, mai superficialità, svelano, attraverso la vita di Pia, la visione esistenziale dell’autore, principi universali dell’esistere. O rasentano la poeticità, in alcuni passaggi dedicati a Rocco Carbone. La meraviglia di un alchimia cui non si viene mai a capo, leggendo Emanuele Trevi è quell’intreccio simbiotico e indistinto tra poesia e prosa; una prosa che è se stessa e poesia al tempo stesso e viceversa; capace di evocare e di dire allo stesso tempo. Nei passaggi intimi, anche dove parla di sentimenti personali, Trevi rimane sempre osservatore esterno, al più suggerisce, ma non invade mai il campo della storia e dei suoi personaggi, anche se sono a lui molto vicini. La distanza dello scrittore, la distinzione di ruoli con cui è il lettore che prende il suo posto. Definirei alta la scrittura di Trevi; alta e raffinata, con qualche rimando all’imponderabile, alla natura umana che deve sottostare a un ordine superiore che nessuno conosce e che però domina e indirizza non solo la vita, ma anche, e soprattutto, il momento della fine.

Due vite è un libro che ha molti livelli di lettura. Forse è per questo che non è facilmente collocabile, come pure ho letto in svariate occasioni, in un genere preciso. Ma questa smania di catalogazione per fortuna non mi appartiene e così posso godere del tutto, come sintesi di tante parti, tutte ugualmente significative e non inquadrabili. Anche questa è metafora: quale vita, due, tre, mille, infinite, possono essere definite con certezza?

FRASI TOTEM:

la memoria si sfarina in una serie di immagini simili a un mucchio di fotografie rovesciate sul tavolo da un cassetto”

“è sempre l’impossibile che genera il possibile, questo è il marchio indelebile”

TITOLO: Due vite, AUTORE: Emanuele Trevi, EDITORE: Neri Pozza, PAGG.: 128, PREZZO: 14,25€, acquistabile su IBS

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