LIBRI RECENSIONI

L’ABITO BIANCO di Nathalie Léger non è solo la storia dell’artista Pippa Bacca

17 Agosto 2021

BELLISSIMO! Mi ha portata via, trascinata in una girandola di riflessioni, pensieri, emozioni e fatto conoscere Pippa Bacca, l’artista/performer italiana, scomparsa durante la sua ultima opera d’arte, un viaggio simbolico di pace, speranza e solidarietà per la purificazione dai mali e dagli scempi della guerra all’insegna della fiducia, compiuto solo in autostop, in abito da sposa.

Partita l’8 marzo del 2008 da Milano verso Gerusalemme, non ci arriverà mai. Stuprata e strangolata in Turchia e sepolta grossolanamente, il suo abito sporco sarà l’unico a tornare a casa.

Il racconto di una storia vera di candore, redenzione, giustizia e ingiustizia, amore per la vita. Bacca è lei stessa un inno alla vita con la sua fiducia, l’affidarsi pensando che il bene attira solo bene, che la bellezza impressa nell’arte davvero possa salvarci.

Nathalie Lager: ma come scrive questa donna?? Una scoperta folgorante. Intreccia in poco spazio la vita di tre donne: la sua, di sua madre e quella di Bacca. Una triangolazione continua, lo sguardo rimbalza dall’una all’altra, dalla storia personale a quella della protagonista con sapienza ineguagliabile; tanto più che la voce di Nathalie Lager è frammentata, priva di logica narrativa, libera.

Lager rompe gli schemi della narrazione consequenziale, spezza il filo conduttore per creare parallelismi. Ti impedisce di sincronizzarti subito sulla sua scrittura, ci arrivi con fatica, ma con passione perché ne senti l’unicità subito. Una miscela perfetta e congegnata di registri narrativi che mi ha affascinata, catturata totalmente, ricordandomi un altro libro che ho sempre sottopelle, L’amante (clicca per leggere la recensione qui sul blog), di Marguerite Duras: precisione lessicale chirurgica, bellezza narrativa, durezza delle tematiche. Cruda, asciutta, intimistica ma senza fronzoli o romanticismi, Lager è seocndo me tra le migliori voci contemporanee.

Ho amato la purezza di Bacca; la sua idea di arte. La sua stessa vita, come opera d’arte. Il suo rimanere nel solco dell’arte performativa a tutto tondo forse ispirata dallo zio, Piero Manzoni, anch’egli scomparso in giovane età, impegnato nella realizzazione di performance con la partecipazione attiva del pubblico.
Da questa lettura mi restano tanti interrogativi e la sensazione di gratitudine per chi come Lager, e oltre Lager, ha voluto diffondere e raccontare, documentare questa storia.

Bacca, Abramovich: la performance art

Anche io, nel mio piccolissimo spazio, voglio raccontare un po’ di questa ragazza trentatreenne che, insieme alla sua amica Silvia Moro, ha sentito su di sé il peso e l’orrore della guerra al punto da volerlo “pulire”, cancellare con uno strascico da sposa, e ha agito in prima persona, progettando e iniziando questo viaggio di amore e pieno di significati, in nome della potenza dell’arte e della bellezza.

Basti pensare ad alcune performances come la Lavanda dei Piedi delle ostetriche, durante il viaggio, in segno di

gratitudine per il lavoro di far nascere bambini durante e malgrado guerra; il loro impegno e coraggio nella conservazione e proseguimento della vita. Storie che l’autrice del libro racconta, arricchendole con altri interessanti esempi di artiste della performance art che le hanno viste protagoniste con il loro fisico.

Fra tutte la nota Marina Abramovich, considerata l’antesignana di questa arte, con le sue prove che spesso hanno superato il limite dell’umana sopportazione, nelle quali era lei stessa ad agire in scena, mentre altre rimaneva inerme, affidandosi totalmente all’iniziativa del pubblico, qualsiasi essa fosse; e sappiamo che spesso erano azioni violente compiute sul suo corpo che le hanno procurato ferite. Léger nel libro ricorda Napoli con Rhythm 0, quando Abramovich si mise su un tavolo con altri oggetti dall’uso ambivalente (dolore o piacere, lamette, cinture, cappello, piume, catene), dichiarando di rimanere inerme per sei ore in cui sarebbe stato il pubblico a scegliere cosa utilizzare sul suo corpo degli oggetti a disposizione. Gli spettatori si decisero ad agire su di lei in un crescendo di interventi sempre più invasivi sul suo fisico (tagliuzzarle la pelle con lamette, succhiarle il sangue) fino ad arrivare quasi fuori controllo, generando una lite tra utenti, quando uno decise di metterle in mano una pistola carica con il suo dito sul grilletto. Non partì un colpo, ma fu solo casuale.

Léger quindi ragiona sul binomio arte/vita cercando di capire quanto questo nella performance art sia stretto e cosa prevalga. Riflessione plausibile, visto l’esito non estremo nel caso di Abramovich, ma invece reale in quello di Bacca. Mettere in pericolo la propria vita per un’ideale di bellezza dostoevskijano, per la salvezza dagli orrori.

Léger incrocia alla storia di Bacca quella della madre

Un altro abito bianco è importante per l’autrice. C’è un altro matrimonio, oltre quello di Bacca con l’umanità, che Léger racconta e mette in parallelo con la performance Sposa in viaggio (vedila sul suo sito https://www.pippabacca.it/category/sposa-in-viaggio/) come è chiamata la performance di Pippa Bacca, ed è quello di sua madre. Le storie si incrociano in modo superbo grazie alla scrittura di Léger che a un certo punto si ritrova accostata a Bacca nel suo essere vendicatrice o salvatrice degli errori e orrori altrui. Due viaggi in uno: quello principale raccontato e quello personale della scrittrice che sua madre vuole divenga il vindex del suo divorzio nel 1974. Due viaggi accomunati dalla difficoltà della riuscita; l’uno per mondare le cattiverie e le brutalità del mondo attraverso l’abito nuziale, l’altro attraverso la scrittura. Viaggi umani meravigliosi raccontati con una scrittura frammentata che si inserisce nel solco di quella di illustri esempi come Roland Barthes e Novalis. Il primo, come afferma la stessa scrittrice le ha insegnato

che nel frammento c’è la gioia di iniziare a finire, che è poi il piacere del ritmo“,

trovare la nota giusta che dia respiro tra un frammento e l’altro è il piacere e la sfida di una scrittura come la sua, nella quale la potenza della tematica arriva grazie a quel bianco, a quella pausa più o meno lunga tra i frammenti con i quali si può giocare con i piani temporali, creando le emozioni nel lettore e il suo coinvolgimento. E il secondo, esponente del Romanticismo tedesco, che seppe creare un nuovo rapporto tra realtà e scrittura.

Gli interrogativi del libro: l’arte è vita, fino a che punto? Esiste riscatto?

È facile intuire a cosa cerca di rispondere Léger con questo libro. La domanda che è sua madre a esplicitare nel racconto: siamo vittime o responsabili del nostro fallimento? Gli errori si possono riscattare? La storia di Pippa Bacca, che intraprende la sua performance simbolica del viaggio in autostop per i paesi Balcani per arrivare a Gerusalemme, come simbolo di riconciliazione vivente, di unione, mostra un’idea che fallisce. La ragazza muore, brutalmente assassinata a Istanbul, ciò significa che ha fallito? Cosa rimane di ciò che ha fatto? Ha avuto senso? Si può divenire davvero una esperienza simile come arte? Fino a che punto può arrivare l’arte per non trasformarsi nel giudizio comune in incoscienza? (e qui torna Abramovich ma anche Carolee Schneemann, Yves Klein la stessa Yoko Ono di “Cut Piece” (qui il video) in cui seduta su un palco esortava il pubblico a tagliarle con le forbici gli abiti indosso fino a lasciarla nuda, rimanere su alcuni citati nel libro). Sono questi solo una parte degli interrogativi che ci ha lasciato la storia della giovane artista milanese. E sono quelli di cui si fa portavoce nel libro, con il generico, condannevole e pilatesco “se l’è cercata” che sempre ricorre quando si pensa alla fine violenta di una donna che ha risicato e si è messa in gioco, rimanendo sé stessa senza piegarsi alle logiche del mondo che la vorrebbero solo custode della vita in senso tradizionale e casalingo, di cui la madre dell’autrice e le sue amiche si fanno portavoce del mondo e della cultura ancora dominante.

Come dicevo all’inizio, un libro meraviglioso. Che in poco spazio, solo 122 pagine, eppure lascia una sensazione di immensità, che riesce a squarciare un velo e a portarti lontana, su tematiche enormi e che viene la voglia di approfondire. Personalmente continuerò a sondare il terreno della performance art per comprendere di più, ma già sono grata a Pippa Bacca, al suo esempio per aver lasciato la consapevolezza, o almeno il sogno, che qualcosa si può fare per ridare bellezza al mondo. Che è giusto crederci, comunque vada. È quello l’esempio.

L’omaggio di Alda Merini

A Pippa

Abito bianco
per andare a nozze con la tua morte
e con quella di noi tutti
Ti sei vestita di bianco
ma siccome la tua anima mi sente
ti vorrei dire che la morte
non ha la faccia della violenza 
ma che è come un sospiro di madre 
che viene a prenderti dalla culla
con mano leggera 
Non so cosa dirti 
io non credo nella
bontà della gente 
ho già sperimentato tanto dolore 
ma è come se vedessi la mia anima 
vestita a nozze 
che scappa dal mondo 
per non gridare

Alda Merini

Per saperne di più sull’artista docufilm di Simone Manetti Sono innamorato di Pippa Bacca, qui il trailer

TITOLO: L’abito bianco, AUTORE: Nathalie Léger, EDITORE: La Nuova Frontiera, PAGG.: 122, PREZZO: 14,25 € qui

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